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La procrastinazione non è un difetto, è un messaggio.

C’è una riflessione che mi risuona dentro da giorni: “Si comincia sempre con entusiasmo… e poi ci si incaglia.”

E quante volte lo abbiamo fatto? In quanti ambiti della vita abbiamo messo il piede avanti, acceso una scintilla, preso un appunto e scritto il nome per poi ritrovarci, settimane dopo, a cercare scuse, a razionalizzare o a posticipare?

No, non è pigrizia, non è superficialità, e non è neanche una mancanza di disciplina.

È qualcos’altro, è un’area della nostra crescita personale che sta chiedendo attenzione, un nodo evolutivo ancora da sciogliere.

Molte di noi, donne efficienti, competenti, istruite e colte, si trovano a giocare sempre gli stessi schemi, e non importa se abbiamo lauree, numerose specializzazioni, esperienza e competenze: capita spesso di arrivare dopo, di dover studiare di più, lavorare di più e dimostrare di più per ottenere la stessa credibilità. È il retaggio lento, vischioso e stratificato, di un cambiamento culturale che, forse, in questi ultimi anni sembra accelerare. Ma la fatica è rimasta dentro, e pesa.

E allora, nei giorni in cui sentiamo di non riuscire ad andare avanti, nei momenti in cui la voce nella testa ci sussurra: “Avresti potuto fare di più e meglio”, abbiamo il diritto, e il dovere, di guardarci allo specchio, guardarci per davvero, senza veli e senza filtri; e dirci che non abbiamo sbagliato, che non potevamo fare meglio.

Ce lo dobbiamo perchè tutto ciò che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto con le risorse, la consapevolezza e la forza che avevamo in quel momento.

E ora?

Ora possiamo cambiare prospettiva.

Immagina di essere su una torre. Finora hai sempre guardato a nord, dove il cielo è fermo, dove il vento soffia freddo e dove hai imparato a resistere.

E se ora ti voltassi verso est?

Lì sorge il sole. Lì comincia il giorno. Lì tutto può rinascere.

Questo è l’invito.

Non a sforzarti ancora, non sforzarti a “guarire” qualcosa di rotto, perché non c’è nulla da aggiustare, ma è tutto da scegliere.

Scegliere di smettere di cercare fuori le conferme del tuo valore.

Smettere di chiedere alla razionalità una validazione continua.

Smettere di raccontarti che le tue fatiche sono necessarie per meritare.

Perché noi meritiamo già.

Meritiamo anche quando il nostro curriculum rimane in un file, anche quando il progetto non prende forma, anche quando diciamo: “oggi no, oggi sto!”

Allenarci a riconoscere il nostro valore, non a cercarlo.

Allenarci a lasciarlo emergere, come un fiore che sboccia appena sente il calore giusto.

È questo l’allenamento più potente: sentirci nel posto giusto, al momento giusto, senza doverlo spiegare e senza bisogno che qualcuno lo certifichi.

E da lì, da quella torre, possiamo decidere ogni mattina di guardare verso est.

Anche solo per un momento.

Anche solo per ricordarci che possiamo.

E che sia chiaro: “non dobbiamo”.

Se oggi il panorama a nord ci consola, ci rassicura, se ci serve restare lì per un po’, va bene così.

L’importante è che ce lo riveliamo con sincerità e che ce lo diciamo guardandoci nello specchio con onestà e tenerezza.

Allora sì, che sarà davvero primavera.

Benvenuta, donna! 

Benvenuta tu, che scegli ogni giorno se fiorire, restare o ripartire, senza dover dimostrare niente a nessuno, ma solo con la certezza di valere