Articolo

Uno spazio all’improvviso

Arriva un momento nella vita in cui ti accorgi che qualcosa è diventato disarmonico. All’esterno tutto sembra continuare a reggere, ma dentro di te qualcosa ha cambiato consistenza, ti senti diversa e instabile. Non sempre si riesce a ricondurre tutto ciò un evento specifico, non è una sensazione che puoi analizzare con chiarezza e non è nemmeno qualcosa che puoi spiegare facilmente, è qualcosa si insinua come una lieve corrente d’aria che sta modificano uno spazio, che fino ad ieri hai vissuto in modo sereno, familiare e abituale. Ti sembra che, entrando in quella stanza, l’aria sia diversa; il luogo è lo stesso ma al contempo è diverso e, all’improvviso, lì dentro, provi un senso di vuoto. 

Qualcosa si è spostato e ciò è capitato per sottrazione lenta. Ciò accade spesso proprio quando, in apparenza, tutto è al proprio posto, quando i ruoli sono stati attraversati con responsabilità, quando le giornate hanno avuto una direzione precisa e quando il tuo tempo è stato pieno, denso e necessario. 

I figli crescono e iniziano a cercare altrove il loro spazio, i genitori cambiano posizione, trovano un nuovo equilibrio, oppure semplicemente smettono di averti accanto nello stesso modo, le relazioni si trasformano, il lavoro resta solido e a volte anche profondamente coerente con ciò che sei diventata. Tuttavia, dentro questo movimento, quasi senza accorgertene, si apre uno spazio nuovo. Uno spazio che prima era occupato, abitato e attraversato da richieste, da voci, da bisogni che ti chiamavano per nome. Oggi, invece, si presenta più silenzioso, meno definito, con contorni che sfumano e che chiedono tempo per essere riconosciuti. La parola che arriva per prima, sovente, è: vuoto. 

Eppure, se ci fermiamo un momento, e ci concediamo uno sguardo più onesto e più preciso, emerge un’altra possibilità: quello spazio non è mai stato vuoto ma è uno spazio che prima non vedevi perché era completamente occupato, attraversato da richieste, da bisogni e da una tua presenza continua che aveva una funzione chiara, riconosciuta e necessaria.

È uno spazio che hai abitato confortevolmente per anni, che hai scelto di offrire per amore, per appartenenza, per senso di responsabilità e per rispetto a quei valori che hai incarnato nella donna che sei. Valori che portano a confermare quotidianamente le scelte di vita fatte, che sono parte di te e delle donne che sono venute prima di te: madri che si alzavano all’alba, che organizzavano e tenevano tutto insieme, e che vivevano giornate con un’efficienza e una presenza invisibile, costante, piena e naturale. In quella vita scelta una volta, e mantenuta costantemente, spesso con gioia e soddisfazione, proprio in quella naturale quotidianità si è consolidata una convinzione silenziosa ma profonda: esserci per gli altri è la misura del tuo valore. Tu, quella misura l’hai rispettata con amore, dedizione, oblazione e una determinazione che raramente hai sentito il bisogno di mettere in discussione, perché così doveva essere e così era e soprattutto perché cosìconfermava il senso della scelta. 

In tutto questo, però, c’è una cosa che non hai considerato. Quello spazio che hai donato, da sempre, conteneva anche te come parte integrante della struttura, ma tu, fino a questo momento, non te ne sei resa conto.

Oggi la vita te lo sta restituendo anche se ti sembra che lo stia svuotando.

Quindi, quello spazio che ora ti si palesa terribilmente libero, quello spazio che non ti chiede più una presenza funzionale, produttiva e di dono, come lo puoi riempire?

Non puoi.

Quello spazio va scoperto, conosciuto e abitato con presenza, e ossservazione mentre impari una capacità di stare che non è mai stata allenta, che è nuova e poco familiare; ma è ciò di cui hai bisogno, adesso. 

Da principio potrai sentirti disorientata: sarà come entrare in una stanza della tua casa che non è mai stata abitata. Ne riconosci le pareti, la luce, i colori, ma allo stesso tempo senti che lì dentro manca qualcosa: manca il tuo calore. È un passaggio delicato, forse sofferente, ma estremamente importante, perché in quello spazio emerge qualcosa che fino ad ora era rimasto nell’ombra: ciò che sei al di là dei ruoli, della tua funzione e di ciò che hai lasciato ti cucissero addosso come un vestito

Attenzione: non si tratta di sottrarre presenza a chi ami, né di ridefinire i confini in contrasto a ciò che sei stata. Parliamo di integrare, riconoscere e imparare ad amare quella parte di te che è sempre esistita, e che ora ha finalmente la possibilità di ricevere ciò che prima hai riservato a chi hai ritenuto avesse più bisogno di te. 

Adesso puoi lentamente iniziare a chiederti cosa ti nutra davvero, che tipo di qualità riservare al tuo tempo e quale forma desideri per questa fase della vita, mantenendo tutto ciò che è in equilibrio. Puoi utilizzare quello spazio non come qualcosa che si è svuotato, ma come un luogo che ti è stato donato come libero. Tutto questo senza rivoluzioni o rotture, ma semplicemente legittimando i tuoi bisogni, i tuoi desideri e le tue passioni

Puoi iniziare riconoscendo che quello spazio è tuo e che ti appartiene con la stessa dignità con cui hai vissuto gli spazi degli altri; merita la stessa cura, la stessa attenzione e la stessa presenza che sai dare. Quando riesci a fare tutto questo, senti subito che qualcosa si aggiusta e si riallinea, perché ciò che costruisci lì dentro non resta confinato, ma diventa la musica di sottofondo con cui vivi le relazioni, favorisce la qualità del tuo lavoro e aumenta la consistenza della tua presenza ovunque e con chiunque, ma soprattutto con te stessa. La ‘Te’ che riesci a vivere in quello spazio diventa visibile: diventa esempio, possibilità e riferimento per chi ti guarda, per chi cresce accanto e anche per chi sta attraversando lo stesso passaggio e ha bisogno di vedere che esiste un modo diverso di stare.

In questo modo contribuisci a delineare una cultura nuova: non dichiarata, ma incarnata. Si tratta di quella cultura a cui aneliamo da sempre e nella quale una donna può essere figlia, professionista, compagna e madre, e al contempo essere anche sé stessa. Una donna che vive la pienezza di sé e in relazione con gli altri, senza attivare dinamiche di compensazione o sacrificio. Questa è una cultura in cui lo spazio personale smette di essere un lusso o una concessione, ma acquista lo status di dimensione necessaria alla persona per mantenere equilibrio, lucidità, direzione e serenità

Cara lettrice, non esiste un momento giusto per incontrare questo spazio: a volte ci si inciampa, a volte ci si cade proprio dentro e a volte si decide di cercarlo con intenzione. Qualunque sia il modo, è un luogo, questo, che se scelto con direzione ti regala la possibilità di riconoscerti senza mediazioni, senza urgenza e con una chiarezza che non richiede spiegazione, ma che è il punto di partenza per iniziare a costruire un nuovo orizzonte. 

Ogni volta che una donna si sceglie, accanto agli altri, con armonia e dolcezza, qualcosa nel mondo si aggiusta di qualche millimetro; e quei millimetri, uno accanto all’altro, nel tempo, diventano una direzione per le generazioni future.